venerdì 14 dicembre 2012

Di uomini #1 - L'ex-galeotto

Sono abbastanza convinta che il mio post abbia carenze di attenzione.
Ma vabbè. Io sono pigra.
Ad ogni modo, visto che fuori fà un freddo becco, e che nessuno dei miei amicici mi risponde (tranne chi non esce, chiaramente), mi sà che stasera si sta a casetta a guardare American Beauty e scrivere cazzate.
QUINDI, visto che mi si era detto che "l'altra storia" pareva interessante, allora è giunto il momento di raccontarla.
E per raccontarla bene, và inserito un prologo autobiografico (tratto da una chiacchierata da bar con una mia amica un annetto fa) che ho utilizzato per una cosetta che starei scrivendo.

Negli ultimi mesi era sempre stato così.
Più che appuntamenti, i miei, sembravano provini, casting 
per qualche reality show di lega infinitesimale.
Le situazioni variavano da me che, o arginavo la schiacciante tentazione
di chiudere con un "le faremo sapere...il prossimo!", o sempre me che
guardavo con impazienza l'orologio in attesa che passassero i tragici sessanta
minuti per sentirmi dire finalmente "e sai perché? Perchè io sono un attore,
loro sono tutti attori, quelle sono telecamere e TU SEI SU DISASTER DATE!",
per poter tirare un sospiro di sollievo e tornare a casa a guardare Il Diavolo Veste Prada
imbottendomi di dolci comprati con i miei sudati sessanta euro.
Invece no.
Invece, quei appuntamenti con ragazzi anche potenzialmente interessanti
erano fottutamente reali, e ancora più fottutamente tragici.

Infatti, io quando parlo con sincero terrore dei miei primi appuntamenti (intendo ogni prima uscita con un ragazzo), non ho alcuna esitazione a definirli apocalittici.
E sono qui apposta per porre sotto il vostro attento occhio scrutatore quello che può essere L'ESEMPIO PERFETTO per farvi capire cosa sono costretta a vivere da quando Dio o chi per lui (per la cronaca, sono agnostica) mi ha fatto dono degli ormoni.
Della serie.
Grazie ma non serviva.
L'esempio, che dal vivo presenterei pronunciando col debito phatos "L'APPUNTAMENTO", calcando l'articolo determinativo accompagnando il titolo con un movimento plateale della mano destra da sinistra a destra, riguarda un individuo che i miei amici hanno soprannominato John Smith.
Sì, i miei amicici adorano dare nomi a cose, persone, città. Nomi spesso inopportuni.
John Smith perché è un americano.
Capitemi, ho una base americana a venti chilometri, la mia città pullula di americani che tutt'ora girano in pantaloni al ginocchio e casacche da basket.

Ad ogni modo.
L'incontro avvenne in un caldo pomeriggio di quest'estate, e stavo slegando la mia bici quando mi sento parlare. Alzo lo sguardo e mi trovo questo individuo con un accento americano da annodarti le corde vocali e due occhi azzurro ghiaccio. Oh. Mio. Dio.
Mi chiede se parlo inglese e convintissima rispondo di sì, che poi il suo accento (che grazie ai telefilm subbati ho riconosciuto come del south) non era poi così incomprensibile; vabbè, mi chiede dove avrebbe potuto trovare un negozio di cibo per cani e glielo indico, poi attacca, il marpione.
"ma sai che sei davvero carina?", in inglese, naturalmente.
Ora. Ora.
Io ho il mio ego, se lo gonfi io quasi automaticamente ti amo.
Morale, parliamo un po' e gli sgancio il numero, che dalla prima volta ho imparato e queste occasioni ce le hai una volta UNA.
Tanto, dico, non mi scriverà mai.
 Infatti il giorno dopo mi scrive.
Chiedendomi di uscire a cena. Rifiuto con garbo e propongo un caffé il giorno dopo ancora, che a cena con uno sconosciuto mi sento in imbarazzo totale e il caffè alla fine e la versione italiana del "drink" o della cena americana.
L'avessi mai fatto.

Quando lo rivedo, il giorno dopo, mi rendo conto di un piccolo particolare che non avevo constatato, di un piccolo fatto che avrei dovuto calcolare.
Lo scalino. 
Quando mi ha parlato la prima volta, era su uno scalino.
Ora mi arriva a metà della testa.



Chiamatemi superficiale, ma l'unica cosa fisica sulla quale davvero non transigo è l'altezzo. Due centimetri più di me minimo, per favore. Ti prego.
Vabbè, dopo lo shock iniziale ho deciso di lasciar perdere. "Devi andare oltre a queste cose, Aleh, non essere superficiale", mi dissi. E così feci. 
Non sapevo che era un segnale d'allarme. Come potevo?

Venne fuori che era un militare della base (prevedibile), un paracadutista. Aveva (e ha) due cani, un paio di anni più di me e un senso dell'umorismo carino. 
Poi cominciarono le domande imbarazzanti.
Vabbè mi ha chiesto "if I talk dirty", cosa che ho potuto negare abbastanza facilmente visto che, pur conoscendolo più o meno tutte, non mi sento a mio agio a dire parolacce in altre lingue.
Passa un bambino e vede che lo guardo. Mi chiede:
"Do you like children?"
"Well...I would say <yes>, but the truth is that I like them when they don't yell".
"ahahah...do you have children?"

Momento di panico.
Nonononono non può essere successo davvero. Ho capito male. Ho SICURAMENTE capito male.
La mia faccia vaglia una sessantina di espressioni diverse prima di avere il coraggio di chiedere.

"you...you mean...if I have a daughter or a son?"
"...yeah..."
"oh nononono".

Quante di voi possono vantare di essersi sentite chiedere se avevano figli, durante un primo appuntamento?
E non è neanche la scena peggiore.
Alla fine, per lui, era normale come domanda. Negli U.S.A. c'è un tasso di natalità altissimo, anche tra i giovanissimi.

Ma ora la portata principale.
Il vero motivo per cui ho messo il post.

Dopo un po' che parlavamo, naturalmente avevamo esaurito gli argomenti. Quando mi viene la domanda geniale, ma così geniale che non so perché non l'avevo tirata fuori prima.

"If I can ask you about it...why did you decide to join the army?".

E lo vedo che un po' si agita sulla sedia. Ritratto, gli dico che se è troppo personale non è un problema, ma lui dice che è tutto apposto.
La risposta, e dopo questa chiudo questo post lunghissimo.

"Well, the judge made me choose if remain in jeal or join the army".

 Nella mia testa:





Ed ecco a voi, miei signori, la storia del galeotto.
Una storia vera.

1 commento:

  1. ODDIO.
    Ma ODDIO davvero.
    Che botta! Leggendo il post mi ero pure scordata il titolo, quindi è stata una botta che non ti dico!
    Posso solo immaginare la tua!
    Alex V
    Ps: possono essere mori o biondi, con occhiali o senza, ciò su cui proprio non transigo è l'altezza. E che cavolo!

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